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17/12/2019Mi piace molto viaggiare, è un modo per uscire dagli schemi quotidiani e crescere interiormente. I miei viaggi sono sempre orientati verso una destinazione in cui ci sia un evento artistico o una mostra da visitare, questo per la curiosità e l’esigenza di vedere da vicino opere e capirne la modalità di esecuzione. Una volta arrivata all’interno del museo o della galleria io entro in una dimensione parallela, mi perdo nelle opere, osservo la pennellata, l’equilibrio della composizione, rimarrei per ore!
Non sempre però le mostre sono all’altezza delle aspettative, come la mostra dei Preraffaelliti a Palazzo Reale di Milano, che ho visitato questa estate e dove nelle 80 opere esposte c’è n’erano alcune iconiche, come l’Ofelia di John Everett Millais o Il risveglio della coscienza di William Holman Hunt. Diciotto artisti preraffaelliti della Collezione Tate dove vengono rappresentati la poesia, l’amore, il mito e la bellezza e il desiderio di rappresentare con fedeltà la natura. Ma una volta iniziato il percorso la mostra non mi ha donato l’emozione che mi aspettavo, se non in qualche opera, forse l’allestimento in alcuni punti troppo vuoto e quindi l’emozione non è stata incalzante. Fortunatamente poche sono le mostre in cui io non mi perda emotivamente, delle volte il confronto con i maestri del passato può essere scoraggiante, ma io vedo in loro un esempio in cui capirne tecnica e storia diventa una sfida.






