
Il mio nuovo studio d’arte
29/07/2020E’ da qualche tempo che non scrivo di qualche mia esperienza o di qualche incontro. Nella situazione in cui siamo le occasioni di viaggio e visite a mostre sono poche. Al laboratorio il lavoro continua, anche se rallentato, una dimensione per me irrinunciabile. Fortunatamente il mio quotidiano si divide tra studio e scuola: un anno dove la scuola sta soffrendo tra DDI e quarantene fiduciarie, connessioni altalenanti, tra ragazzi demotivati e professori che incoraggiano meglio che possono. In questo clima ho conosciuto molti colleghi motivati ed entusiasti, pieni di iniziative che si dividono tra burocrazia e didattica, e vi assicuro che la burocrazia è molta.
Oggi voglio raccontarvi di Salvatore, professore di storia, un collega in rappresentanza di tutti gli insegnanti che, come me, hanno un amore viscerale con la propria materia. Si è laureato in storia all’università di Napoli Federico II, poi dopo qualche anno nella ricerca universitaria è approdato all’insegnamento. Durante il primo lockdown ha creato una pagina su instagram che si chiama: Fai tu la storia che lui stesso usa durante le lezioni e che molti colleghi adottano in altri istituti. Qui potete trovare settimanalmente dei bivi storici in cui essere uno dei protagonisti e quindi fautori della storia. Anche io ho provato, rendendomi conto che sarei stata un’ottima missionaria di pace per nulla guerrafondaia.
Gli ho posto qualche domanda per capire da dove sia nata l’idea «Tutto è nato perché a molti ragazzi la storia annoia, la vedono come un elenco di date e cose da ricordare, devi trovare il modo per farli appassionare. Un modo è mettersi al posto del protagonista che deve operare delle scelte perché ad un certo punto c’è un ostacolo, non c’è sempre il lieto fine e soprattutto non c’è una fine definitiva perché la storia va avanti. Quindi tu li metti davanti a scelte, davanti a dei bivi…..La storia non è mai o bianco o nero, attraverso il bivio si dà la possibilità di scegliere, poi naturalmente la scelta diventa più ramificata ha delle conseguenze...
..Uno dei bivi che uso di più nelle classi terze è quello di Vittorio Emanuele terzo, questo re che si sente inadeguato, che non vuole fare il re, che si trova in più di un’occasione a dover scegliere il destino dell’Italia. Il Novecento, almeno nella prima metà, è uno dei secoli più violenti che conosciamo della storia recente. Con la marcia su Roma inizia il bivio: Vittorio Emanuele decide di chiamare Mussolini mettendolo al capo del governo, andando contro alla scelta consigliata dal presidente del consiglio Luigi Facta, contrapporre l’esercito. A quel punto metto i ragazzi al posto del re: cosa fare chiamare Mussolini o no? La scelta sembra ovvia. Ma i ragazzi capiscono che non c’è nulla di deterministico, la storia potrebbe essere andata in maniera diversa, tenendo presente le risorse e gli uomini del tempo. Quindi uso una didattica induttiva: arrivare ad una risposta senza dargliela. Sostituirsi quindi ai grandi protagonisti della storia e non solo ».
Questa passione della storia quando ti è nata? «Da sempre la mia famiglia è appassionata di storia». E la scelta di essere insegnante ti è nata da una necessità o dalla voglia di dare ai ragazzi una visione diversa della storia? «L’idea di insegnare non mi piaceva, avrei voluto continuare a fare il ricercatore universitario, stare negli archivi, sentire l’odore dei libri e scoprire cose che nessuno ha mai scoperto…..ma alla fine l’insegnamento mi ha dato la possibilità di concretizzare gli anni di studio e di ricerca. Nel momento in cui ho messo piede in classe è stata una folgorazione. Mi è capitata l’occasione di rientrare nel mondo della ricerca universitaria ma non l’ho fatto, ho deciso di rimanere nella scuola superiore di primo grado, mi diverto, la cosa bella è trovare modi per far appassionare i ragazzi, di comunicare con loro. Se entri in classe è sei felice qualcosa vorrà pur dire…….».Questa è la generazione di prof. 3.0 che spero molti ragazzi incontrino sul loro cammino scolastico.





